Pergolettese, Bolis: «Questi sono gli anni migliori della nostra storia» 

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Il direttore sportivo della Pergolettese Gabriele Bolis racconta il nuovo progetto gialloblù: dalla scelta di Antonio Giosa alla conferma del capitano Mariano Arini, passando per le strategie di mercato e la costruzione della rosa. Sullo sfondo, un obiettivo preciso: difendere ancora una volta la categoria e proseguire il ciclo più lungo della storia professionistica del club. 

La Pergolettese ha concluso lo scorso campionato con una salvezza raggiunta senza dover passare dai playout. Qual è il vostro bilancio della stagione? Siete soddisfatti oppure vi aspettavate qualcosa in più?

«Siamo consapevoli che il nostro obiettivo debba essere sempre la salvezza, perché ci confrontiamo con realtà molto più importanti della nostra dal punto di vista storico, ambientale e della piazza. Mi piace sottolineare che questi sono gli anni migliori della storia della Pergolettese: il club non aveva mai disputato otto campionati consecutivi tra i professionisti e, nelle ultime sette stagioni, ha raggiunto due volte i playoff.

Basta guardare anche quello che sta accadendo nelle province vicine: il Piacenza è da quattro anni in Serie D, il Fanfulla sta attraversando grandi difficoltà societarie, mentre realtà come SPAL, Lucchese e Rimini hanno vissuto o stanno vivendo situazioni complicate. Noi siamo fortunati ad avere una proprietà solida, che in tutti questi anni ha permesso alla città di Crema di essere rappresentata tra le 97 società professionistiche italiane.

È stata una salvezza difficile, fortemente voluta e quindi ancora più importante. Quando si raggiunge l’obiettivo prefissato, la stagione deve essere considerata positiva».

Tra i momenti più significativi c’è stata la vittoria contro l’Union Brescia. Che cosa ha rappresentato quella partita?

«È stata una delle prestazioni più importanti della stagione e direi quasi della storia della società. Il Brescia è una realtà nella quale hanno giocato grandissimi campioni, compreso un Pallone d’Oro come Roberto Baggio. Per questo è stata una serata indimenticabile.

Come avevo già detto in un’altra intervista, il secondo tempo disputato dal nostro capitano Mariano Arini contro il Brescia sarebbe stato da esporre al Louvre».

La panchina è stata affidata ad Antonio Giosa, allenatore giovane ma con una lunga esperienza maturata da calciatore professionista. Quali caratteristiche vi hanno convinto a puntare su di lui?

«La voglia di fare e di lavorare. Già durante questa prima settimana ha mostrato di lavorare molto bene sul campo. Ha idee innovative e interessanti, che rispecchiano la nostra filosofia e l’identità che vogliamo costruire.

Ha pesato anche la sua forte volontà di venire alla Pergolettese e di mettersi al lavoro. È stata una scelta importante, condivisa da tutte le componenti della società, e ci auguriamo che possa portare ottimi risultati».

La scelta di Giosa e il tuo percorso da direttore sportivo evidenziano una linea giovane nei ruoli chiave. Da dove nasce questa impostazione?

«Ho 31 anni e questa sarà per me la decima stagione legata alla Pergolettese, anche se durante l’annata 2020-2021 ho vissuto un’esperienza al Sassuolo. Sono stati Cesare e Anna a lanciarmi e a credere in me.

Questo è un livello molto alto: siamo tra le 97 società professionistiche italiane e, di conseguenza, chi ricopre un ruolo all’interno del club fa parte di una cerchia molto ristretta. Per me è un grande orgoglio essere qui ed essere rimasto anche dopo il cambio di proprietà.

Cerco di svolgere il mio lavoro con passione, ambizione e voglia di fare bene, mettendo le mie competenze a disposizione della società. In fondo, il nostro compito è soprattutto quello di essere persone di supporto».

La conferma del capitano Mariano Arini è stata una delle prime mosse. Quali criteri stanno guidando la costruzione della nuova squadra?

«La conferma del capitano è molto importante. Per quello che ho vissuto personalmente, considero Arini il più grande giocatore della storia recente della Pergolettese, oltre che una persona di grandissimo valore.

L’idea è quella di valorizzare i giovani e di costruire una squadra con un’identità chiara. Nel corso del mercato arriverà sicuramente anche qualche calciatore più esperto.

Ci stiamo muovendo senza fretta, consapevoli che il mercato chiuderà il primo settembre e che c’è ancora molto tempo per completare alcune operazioni. La linea sarà comunque simile a quella seguita negli ultimi anni: giovani da valorizzare, un’identità precisa da mostrare sul campo e alcuni elementi più esperti».

Rispetto alla scorsa stagione prevarrà la continuità oppure assisteremo a un rinnovamento importante della rosa?

«Abbiamo confermato dodici o tredici giocatori della passata stagione, ma ci sarà comunque un rinnovamento significativo. Ogni anno abbiamo diversi calciatori in prestito che, al termine del campionato, rientrano nelle rispettive società di appartenenza.

Di conseguenza, alcuni cambiamenti diventano necessari. Come accade ogni estate, ci sarà un buon ricambio all’interno della rosa».

Dopo la salvezza conquistata nella scorsa stagione, quale obiettivo si pone la Pergolettese per il prossimo campionato?

«L’obiettivo è lo stesso degli ultimi sette anni: riuscire a conquistare la permanenza nella categoria e arrivare alla nona stagione consecutiva tra i professionisti.

Vogliamo continuare a crescere come società e provare a fare sempre le cose nel modo giusto. Questo significa essere credibili, sia come persone sia come club. La Pergolettese è conosciuta in tutta Italia come una società seria, composta da persone perbene, e vogliamo continuare a esserlo».

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