Fiesco, l’impresa è vera: da ultimo nel girone a vincitore della Play Cup

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Una finale vista dal Giappone, una coppa alzata al Voltini, una stagione partita male e finita nel modo più improbabile. Il Fiesco batte 2-1 la Ripaltese nella finale di Play Cup CSI Crema e chiude il suo percorso con una vittoria che vale più del risultato.

Perché questa non è solo la storia di una finale vinta. È la storia di una squadra arrivata ultima nel proprio girone di campionato e capace, nella fase successiva, di cambiare faccia, testa e direzione. Fino alla notte del Voltini.

La partita, raccontata da Andrea Ghidelli, tecnico che ha guidato il Fiesco per tutta la stagione, ha avuto un inizio complicato. Lui, domenica sera, non era fisicamente in panchina: per un impegno già programmato si trovava in Giappone insieme al presidente Antonio Ghidelli e al vice allenatore Samuele Ghidelli. Al Voltini la squadra è stata guidata da Angelo Balistrocchi, ma le linee erano quelle costruite durante l’anno.

«Abbiamo visto la partita alla televisione — racconta Ghidelli — ed ero sempre collegato con i ragazzi che erano in panchina. Nel primo tempo la Ripaltese secondo me ci ha schiacciato lì, però siamo stati bravi a rispondere colpo su colpo».

La Ripaltese parte meglio, prende campo, prova a imporre ritmo e presenza. Il Fiesco però non crolla. Resta dentro la partita, accetta il momento di difficoltà e trova l’episodio che cambia l’inerzia: il gol di Davide Managò. Non un gol qualsiasi, almeno per come lo racconta il mister.

«Il momento decisivo è stato il merito di Davide Managò, che ci ha trascinato alla finale di coppa e ha fatto un eurogol. Un gol da categorie superiori. Lì ci ha un pochettino raddrizzato la partita».

È il colpo che rimette il Fiesco in piedi. La finale cambia tono, perché da quel momento la squadra di Ghidelli comincia a crederci davvero. Non serve una partita pulita, perfetta, ordinata in ogni dettaglio. Serve resistere, stare insieme, trovare le giocate giuste. E il Fiesco lo fa.

Nella ripresa arriva anche il gol di Sbalzarini, altro nome centrale nella corsa alla coppa. L’azione nasce da una palla messa dentro l’area: la difesa della Ripaltese non riesce a gestire, Sbalzarini è lì, freddo, pronto a punire. È il gol che pesa sulla finale e porta il Fiesco verso il 2-1.

Ghidelli lo racconta così: «Nel secondo tempo loro hanno fatto un po’ di errori su quel cross in area di rigore e Sbalzarini, come al solito un altro ragazzo che ci ha trascinato alla vittoria, ha calciato con freddezza».

Poi c’è da soffrire. Anche perché, nel finale, il Fiesco sceglie di dare spazio a più giocatori possibili. Una scelta tecnica, ma anche umana, dentro una finale che per tanti rappresentava il premio di una stagione intera. «I cambi che ho fatto erano per dare spazio a tutti, una gioia a tutti, anche personale. Siamo andati un po’ in difficoltà, però sono super contento e soddisfatto della squadra».

Al triplice fischio esplode la festa. Al Voltini, sì. Ma anche dall’altra parte del mondo. «La finale è stata una cosa assurda — racconta Ghidelli — perché eravamo in Giappone. La partita era all’una di notte, siamo rimasti in piedi tutta notte a vederla. È stata un’emozione incredibile».

La parte più forte, però, arriva guardando indietro. Perché il Fiesco non era arrivato alla Play Cup con l’aria della squadra lanciata. Anzi. Il campionato si era chiuso con l’ultimo posto nel girone, poca fiducia e un gruppo che, parole del mister, era «un po’ allo sbando».

Poi la svolta.

«Non è successo niente di magico. Ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo fatto delle riunioni anche se a livello amatoriale e ci siamo riuniti tutti insieme. Alcuni ragazzi si sono messi in testa che il noi arriva prima dell’io. Alla fine siamo riusciti a fare qualcosa di straordinario».

È questa la frase che spiega meglio il Fiesco: il noi prima dell’io. In campionato qualcosa si era perso. Ghidelli non cerca alibi: «Non c’eravamo tanto con la testa. Tanta gente veniva magari svogliata all’allenamento, faceva un po’ il birbante il venerdì sera, come è anche giusto che sia a livello amatoriale. Però nella Play Cup è tornato tutto indietro, perché il gruppo è arrivato prima di tutto».

Il gruppo, appunto. Il primo punto di forza indicato dal mister, prima ancora dei singoli. Ma i nomi ci sono, e pesano. Ghidelli cita Sbalzarini, Managò, Tessadori, il portiere Daniel Effretti, la difesa con Rozza, Andreoli e Lorenzo Barbieri. Nomi che dentro la coppa hanno lasciato qualcosa, insieme a uno staff che il tecnico tiene a ringraziare: Balistrocchi, Marco Rosani, Castellazzi, Samuele Ghidelli e Michael Marcarini.

Un ruolo speciale lo ha avuto proprio Balistrocchi, in panchina nella notte del Voltini. «Quest’anno era la sua prima esperienza. Ha fatto da direttore sportivo, da collegamento tra me e i giocatori. È stato disponibile, esemplare. Ci ha dato una mano incredibile».

E poi c’è Fiesco. Il paese, la gente, la curva. In una finale così, il tifo non è contorno. È parte del racconto.

«Il tifo di Fiesco è qualcosa di unico. Siamo un paese di mille abitanti e siamo seguiti da un tifo che neanche in categorie superiori si vede. Ci seguono in casa, in trasferta, con la pioggia, con la neve. Ci fanno sentire dei giocatori».

Ghidelli ringrazia in particolare Manuel Defendenti, riferimento del tifo: «È un ragazzo con un cuore d’oro, cerca di organizzare le cose, fumogeni, coreografie, quelle cose che fanno bene al calcio. Anche nei momenti di difficoltà sono sempre venuti a tirare su la squadra, a loro modo, perché sono un po’ dei matti. Però sono stati fantastici».

La domanda, allora, diventa inevitabile. Perché il Fiesco riesce spesso ad arrivare in fondo alla Play Cup, ma fatica a fare l’ultimo passo verso i playoff? Ghidelli risponde senza girarci troppo intorno.

«Con le conoscenze che abbiamo, basterebbe chiamare gente di categoria superiore. Mettere dentro tre giocatori di Seconda Categoria, come fanno tante squadre, per dire “ho vinto”. Ma non è il nostro spirito. Il nostro spirito è: iniziamo in venti, finiamo in venti».

È una dichiarazione di identità. Il Fiesco non vuole snaturarsi per vincere. Vuole vincere con i suoi. Con chi si allena, con chi resta, con chi fa parte del gruppo dall’inizio alla fine. «Noi preferiamo mettere davanti prima l’uomo che il giocatore. I miei ragazzi sono uomini fantastici. Cerco di farli venire col sorriso all’allenamento, di farli divertire, di farli sfogare dalla settimana lavorativa».

Alla fine, dentro il 2-1 alla Ripaltese, c’è tutto questo. C’è una squadra che ha sofferto nel primo tempo, ha trovato l’eurogol di Managò, ha colpito con Sbalzarini, ha resistito nel finale e ha portato al Voltini una storia difficile da incasellare.

Da ultimi nel girone a vincitori della Play Cup. Per Ghidelli, «una soddisfazione assurda». Per Fiesco, una coppa che racconta molto più di una finale.

Perché ci sono vittorie che premiano una partita. E poi ci sono vittorie che sembrano rimettere in ordine una stagione intera.

TABELLINO
Fiesco – Ripaltese 2-1

Marcatori: Managò, Sbalzarini per il Fiesco; marcatore Ripaltese n.d.
Ammoniti: n.d.
Arbitro: n.d.

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