Per tanti anni il suo sport è stato uno solo. Oggi Davide Rossi vive invece tra due campi molto diversi: quello da calcio, sul quale continua a giocare con la Castellana Fontana dopo la promozione conquistata nella scorsa stagione, e quello da padel, dove da oltre tre anni lavora come maestro. Una seconda strada nata quasi per caso, diventata rapidamente una professione e destinata ad avere sempre più spazio nel suo futuro.
Come sei arrivato al padel?
«Da piccolo giocavo a tennis, più o meno fino ai 14 anni. Poi avevo smesso a malincuore per dedicarmi al calcio: mi venivano bene entrambi, ma da bambino era difficile rinunciare al calcio. Avevo quindi abbandonato completamente il tennis. Intorno al 2020-2021 ho iniziato a giocare a padel, mi è piaciuto subito e sono riuscito anche a trasformarlo in un lavoro».
Hai capito presto che poteva diventare qualcosa di più di una passione?
«Sì. Alcuni amici e responsabili di centri mi dicevano di provare perché era uno sport in crescita. Anch’io avevo capito che non sarebbe stato soltanto un fuoco di paglia. Ho giocato forse neanche un anno prima di iscrivermi al corso, prendere il patentino e iniziare a insegnare. Ormai sono più di tre anni che lo faccio».
Nel frattempo Rossi non ha però smesso di giocare a calcio. Negli ultimi anni ha scelto di scendere di categoria, una decisione legata non soltanto agli impegni.
Come riesci oggi a far convivere calcio e padel?
«Nel calcio sono sceso un po’ di categoria anche perché alcune situazioni mi avevano fatto passare un po’ la passione. Ho incontrato persone con cui non mi sono trovato bene e poi, negli anni in Serie D, c’era anche il problema di rincorrere continuamente i soldi dalle società. È una situazione che sta diventando sempre più difficile».
La scelta è stata quella di continuare a giocare, ma con un impegno che gli permettesse di costruire parallelamente qualcosa di nuovo.
«Sono sceso prima in Eccellenza e poi in Promozione, dove hai tre allenamenti alla settimana e riesci a dedicarti anche ad altro. In realtà, prima ancora del padel, avevo preso anche il patentino da allenatore di calcio. Pensavo di iniziare ad allenare i bambini, avere un po’ più di tempo libero e fare qualcosa parallelamente. Poi è arrivato il padel e ho unito le due cose».
Oggi gli incastri funzionano.
«Al centro conoscono bene la mia situazione e riusciamo a organizzarci con gli orari. Così posso continuare a fare entrambe le cose».

Essere calciatore ti ha aiutato entrando nel mondo del padel?
«Secondo me sì. Chi viene dal calcio generalmente è già molto coordinato. Lo vedo anche con ragazzi che giocano a calcio e vengono a provare il padel per la prima volta: partono già da un buon punto. Chiaramente gli sport di racchetta sono diversi, ma la coordinazione aiuta molto».
E qualcosa può viaggiare anche nella direzione opposta.
«Il padel è uno sport molto rapido, con tanti cambi di direzione. A livello fisico può darti qualcosa in termini di rapidità, reattività e riflessi. Inoltre è perfetto anche d’estate, quando sei fermo con il calcio: ti permette di divertirti, restare in movimento ed è comunque abbastanza allenante».
Cosa ti dà oggi il padel che non trovi nel calcio, e viceversa?
«Sono due sport molto diversi. Il calcio mi ha dato tantissimo: ho giocato per tanti anni, anche in Lega Pro, ed è stato un lavoro a tutti gli effetti. Il tennis mi era sempre piaciuto e negli ultimi anni il padel mi ha fatto appassionare molto. È una bellissima realtà e mi diverto. In questo momento non riuscirei ad abbandonare né uno né l’altro. Sono entrambi presenti nella mia vita e penso che lo saranno ancora per molto tempo».
Il calcio, quindi, resta. E Rossi potrebbe un giorno viverlo anche da un’altra prospettiva, avendo già ottenuto il patentino da allenatore. Ma se oggi fosse costretto a scegliere una strada professionale, la risposta sarebbe diversa.
Ti immagini in futuro anche allenatore di calcio?
«Sì, potrebbe piacermi. Prima pensavo soprattutto ai bambini, mentre oggi forse mi vedrei più ad allenare una squadra di adulti. Però, se in questo momento dovessi scegliere tra fare l’allenatore di calcio e l’istruttore di padel, sceglierei il padel».



