Porceddu, doppio ruolo e una Videoton più cremasca: «Prima vengono il gruppo e la squadra»

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Una panchina che non era programmata, un doppio ruolo già sperimentato nella scorsa stagione e una direzione precisa per il futuro: riportare la Videoton verso un’identità sempre più legata al territorio. Lorenzo Porceddu sarà il nuovo allenatore della prima squadra e continuerà contemporaneamente a essere giocatore, lasciando però la fascia di capitano a Michael Maietti.

Dopo il quinto posto e i playoff della passata Serie A2, per la Videoton comincia così un nuovo corso. Senza proclami di classifica, ma con alcune idee già molto chiare: valorizzare i giovani, ridurre il ricorso a giocatori da fuori e tornare a costruire un gruppo fortemente cremasco.

Partiamo proprio dal nuovo ruolo. Continuerai a giocare, ma non sarai più capitano. Perché questa scelta?

«Ho deciso di non fare più il capitano perché non mi sembrava corretto avere tutto io, tutte le responsabilità. È giusto che se ne prenda qualcuna anche qualche altro ragazzo. Il capitano sarà Maietti, che è con me da dodici-tredici anni».

La panchina, invece, come è arrivata? Era qualcosa che avevi già in mente?

«Non era una cosa programmata. È qualcosa che avrei potuto fare nei prossimi anni. Quando il mister ci ha comunicato che non avrebbe continuato per motivi personali, mi sono seduto al tavolo con la società. Abbiamo pensato che in questo momento la persona che potesse prendersi questa responsabilità fossi io, piuttosto che affidare la squadra a qualcuno dall’esterno che non conoscesse tutte le dinamiche e tutto quello che c’è intorno».

Il doppio ruolo lo consideri più un vantaggio o una complicazione?

«È una cosa molto complicata da fare. Fanno fatica dei professionisti che fanno soltanto questo, mentre io durante la giornata lavoro anche. Però l’anno scorso l’ho fatto per due-tre mesi, quando il mister ha avuto problemi di salute, ed è stato molto complesso ma anche stimolante. Dopo tanti anni nella stessa società, trovare qualcosa di nuovo che ti dia uno stimolo in più è stato bello. Duro, ma bello».

La conoscenza dello spogliatoio, invece, rappresenta uno dei punti dai quali Porceddu sente di poter partire con maggiore tranquillità.

«A livello di gruppo non ho grosse paure. Ci sono tanti ragazzi che sono con me da anni e conosco la stima che hanno nei miei confronti a livello personale».

Questa estate avete anche scelto una direzione precisa nella costruzione della rosa. Che Videoton vuoi costruire?

«Abbiamo cercato di contenere le spese e di non prendere stranieri dappertutto: quest’anno ne abbiamo soltanto uno. Vogliamo valorizzare i ragazzi del territorio. Per me questa è la strada giusta».

Una filosofia che trova riscontro anche nelle scelte sui giovani. Mirko Sala viene confermato dopo l’esordio in Serie A2 della scorsa stagione, mentre dall’Under 19 vengono promossi Filippo Galvani e Mohammed Ketfi. A loro si aggiunge il classe 2009 Samuel Mainardi, proveniente dal calcio a undici.

Guardando indietro, che bilancio fai invece della scorsa stagione?

«Abbiamo avuto diversi problemi. Io mi sono fatto male alla prima giornata e sono rimasto fuori per circa due mesi. Quando sono tornato abbiamo avuto i problemi di salute del mister e ho dovuto fare il doppio ruolo. Non siamo mai riusciti a lavorare con continuità con tutto il gruppo e questo ci ha penalizzato. Secondo me avevamo una squadra molto forte e potevamo fare qualcosa in più».

Il quinto posto ha comunque portato la Videoton ai playoff. Dopo il 6-5 dell’andata contro il Real Sesto, al ritorno è arrivata l’eliminazione.

«All’andata abbiamo fatto una grande gara, mentre al ritorno siamo calati mentalmente e non abbiamo fatto una bella prestazione. Siamo usciti contro una squadra molto preparata e strutturata. Nel complesso, comunque, la stagione è stata molto positiva».

E quest’anno quale obiettivo vi date?

«A me non piace mettere obiettivi a inizio stagione. Dire giochiamo per salvarci, per vincere o per fare i playoff non è il mio stile. Per me è un ritorno al passato: vogliamo tornare a essere quasi tutti giocatori della zona, dare priorità alla valorizzazione dei giovani e costruire un percorso di crescita. Vogliamo tornare a essere un gruppo quasi completamente cremasco, con uno o due giocatori da fuori, e lavorare su questa linea».

Rimane infine la domanda inevitabile: cosa succederà quando le esigenze del giocatore e quelle dell’allenatore non coincideranno?

Se il Lorenzo giocatore e il Lorenzo allenatore dovessero entrare in conflitto, chi avrà la precedenza?

«In questo momento non penso di mettere da parte il lato del giocatore: ho 34 anni, mi sento giovane e sono in forma. Però davanti vengono il gruppo e la squadra. Se dovesse esserci una situazione scomoda per me come giocatore, farei un passo indietro. Non sono l’allenatore che si mette in campo quaranta minuti e non fa entrare gli altri. Se devo sacrificarmi, mi sacrifico io».

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