Castelleone, la sfida di Cantoni: «Voglio una squadra appassionata»

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Dopo una stagione vissuta sul filo dell’equilibrio e conclusa con la retrocessione in Promozione, il Castelleone si prepara a voltare pagina. La squadra gialloblù ha chiuso il campionato di Eccellenza al sedicesimo posto, guadagnandosi la possibilità di giocarsi la permanenza nella categoria attraverso i playout. La vittoria per 2-1 nella gara d’andata contro il Pianico aveva alimentato le speranze, ma il 2-0 incassato al ritorno ha sancito la retrocessione.

Ora è già tempo di guardare avanti. A guidare il Castelleone ci sarà ancora Federico Cantoni, tecnico che conosce bene l’ambiente e che può contare anche su un passato importante da calciatore. Una figura capace di leggere questa nuova sfida da due prospettive: quella di chi ha vissuto il calcio sul campo ad alti livelli e quella di chi, ormai da diversi anni, lo vive dalla panchina.

La Promozione rappresenta inevitabilmente un nuovo punto di partenza, ma anche l’occasione per trasformare la retrocessione in una spinta. Quanto è rimasto della scorsa stagione? Che Castelleone vedremo quest’anno? E quali sono le reali ambizioni della squadra?

Ne abbiamo parlato con mister Federico Cantoni, partendo proprio dalla retrocessione e arrivando alle prospettive di una stagione che potrebbe segnare l’inizio di un nuovo percorso.

Oggi, a distanza di qualche mese dalla retrocessione dall’Eccellenza, come hai metabolizzato quella delusione e cosa pensi debba portarsi dietro la squadra, sia come insegnamento sia come motivazione?

«In verità non sono rimasto deluso, quanto piuttosto dispiaciuto. Secondo me la squadra l’anno scorso ha fatto un’ottima stagione. Retrocedere ai playout per un gol di differenza, dopo aver raggiunto il massimo livello della storia del Castelleone, significa che bisogna anche essere fieri di quanto fatto. A tratti la squadra ha mostrato veramente cose molto buone e siamo retrocessi per un “capello”, per dettagli, per episodi. Poi, chiaramente, a nessuno piace retrocedere, ma io non posso recriminare nulla ai miei ragazzi. Oltretutto è un gruppo molto unito, al quale sono affezionato, e sono certo che tutti abbiano dato il massimo e che lo daranno anche quest’anno».

Ripartire dalla Promozione significa necessariamente ridimensionare le ambizioni oppure, considerando anche la rosa costruita, pensi che il Castelleone possa tornare subito protagonista? Qual è, secondo te, il vero valore di questa squadra?

«Sono molto onesto: secondo me questa è una stagione nella quale bisogna stare molto attenti. Il Castelleone è da un po’ di anni che fa su e giù e, per la legge dei grandi numeri, è sempre difficile ripetersi. Poi l’aspetto psicologico e le aspettative attorno all’ambiente possono mettere pressioni enormi, portando a dare per scontate alcune cose.

Inoltre, obiettivamente, il girone è molto competitivo e ci sono squadre assolutamente attrezzate per stare nelle zone altissime della classifica. Se non avremo la giusta umiltà sportiva e non capiremo che nessuno ci stenderà tappeti rossi soltanto perché siamo il Castelleone, avremo grosse difficoltà.

È una stagione che io definisco pericolosa per questi motivi, ma rappresenta anche una grande occasione per il progetto societario, con il quale si stanno gettando ottime basi puntando sui giovani. Noi dobbiamo cercare di essere protagonisti e lavoreremo in questo senso».

Ormai sono diversi anni che alleni: quanto è cambiato Federico Cantoni da quando ha iniziato questo percorso? E c’è qualcosa del Cantoni calciatore, magari nella mentalità o nel modo di vivere lo spogliatoio, che senti di aver portato con te anche in panchina?

«A livello caratteriale non sono cambiato neanche di una virgola. A volte magari vado sopra le righe, lo riconosco: ho questo spirito sanguigno e un carattere molto forte. Ma se non liberassi la mia natura, allora non sarei più autentico.

Penso di aver sempre portato e trasmesso ai giocatori il mio modo di vivere il calcio, ovunque abbia allenato. A volte mi sento ancora troppo calciatore e questo è un aspetto sul quale devo lavorare perché, essendo stato giocatore per molti anni, mi capita di aspettarmi che un mio calciatore pensi e ragioni allo stesso modo in cui ragionerei io, facendo le scelte che farei io sul campo. Invece ogni giocatore è unico e deve essere lasciato libero di esprimersi secondo le proprie qualità e caratteristiche».

Sei stato un calciatore importante e hai vissuto il calcio da protagonista. Oggi, dalla panchina, qual è la cosa che ti manca di più del giocatore che eri? E, al contrario, quale soddisfazione ti dà fare l’allenatore che da calciatore non potevi provare?

«Come calciatore mi manca tanto la partita giocata: fare un assist, un gol e tutte quelle emozioni legate al gesto calcistico che solo da giocatore puoi provare.

Forse però, proprio perché il ruolo dell’allenatore è molto stressante, raggiungere un obiettivo dalla panchina regala una soddisfazione impagabile. Lo stress accumulato durante una stagione è talmente forte che, quando raggiungi un traguardo, scarichi l’adrenalina e tutta l’energia accumulata dopo ore, settimane e mesi infiniti di lavoro mentale».

Se dovessi descrivere con tre parole il Castelleone che vorresti vedere a fine stagione, quali sceglieresti? E quando arriverà maggio, cosa dovrebbe essere successo perché tu possa dire: “Abbiamo fatto la stagione che volevamo”?

«I tre aggettivi li ho ben chiari: vorrei una squadra appassionata, umile, nel senso più sportivo del termine, e coraggiosa.

Per quanto riguarda maggio, sarebbe facile rispondere: “Abbiamo vinto il campionato”. In realtà, da allenatore, mi sentirei già soddisfatto sapendo di aver creato un grande entusiasmo e di aver vissuto una stagione indimenticabile. Amo vedere i giocatori che giocano a calcio con passione: per me questa è la più grande soddisfazione».

Restando sull’aspetto più personale, c’è un consiglio che avresti voluto ricevere quando eri giocatore e che oggi senti di dare ai tuoi ragazzi?

«Penso che da calciatore abbia fatto tutto il possibile per arrivare ai massimi livelli. Ho avuto tanti allenatori che mi hanno dato consigli preziosi e importanti, quindi devo dire che la realizzazione di una carriera dipende da tantissimi fattori, che possono anche non dipendere esclusivamente dal calciatore.

Nel mio caso, per esempio, nel momento topico della mia crescita, quando ero nelle giovanili della Cremonese, forse non ho avuto la fortuna di trovare un allenatore che credesse veramente in me.

Il consiglio che do e che continuerò a dare ai ragazzi è di giocare con grande passione e dare sempre il massimo, senza preoccuparsi troppo di ciò che tornerà indietro. Se dai tutto, e lo fai con passione, in futuro non avrai rimpianti».

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