Dopo l’esperienza alla Pianenghese, chiusa con la promozione in Prima Categoria e una salvezza raggiunta con anticipo, Valter De Giuseppe torna sulla panchina del Vailate. Un ritorno che non nasce solo da motivazioni tecniche, ma anche da un legame rimasto vivo con l’ambiente e con una figura importante nella sua carriera: Sebastiano Zonca.
Il Vailate riparte da una stagione chiusa al quarto posto, con 61 punti, 66 gol segnati e un percorso playoff interrotto al primo turno contro il Palazzo Pignano. Ora l’obiettivo è dare continuità al lavoro svolto, migliorare dove serve e provare a costruire un gruppo ancora più solido.
Mister, Vailate per lei non è una piazza qualsiasi: cosa significa tornare su questa panchina e cosa l’ha convinta ad accettare questa nuova sfida?
«Vailate per me non è una piazza qualsiasi. Sono tornato perché anni fa avevamo iniziato un bel percorso, con un gruppo di ragazzi molto giovani. Poi la società fece la scelta di cambiare a fine stagione, ma ho sempre avuto l’impressione di aver lasciato qualcosa in sospeso.
Torno con la voglia di provare a chiudere un discorso iniziato anni fa. E torno anche nel ricordo di Sebastiano Zonca, un grande dirigente sportivo. È stato una persona che ha creduto fortemente in me: mi volle a Vailate, mi difese nei momenti difficili e alla fine ebbe ragione. Partimmo male, con quattro punti in cinque giornate, ma lui non volle esonerarmi. Era un fine intenditore di calcio. Torno anche per onorare la sua memoria».
Alla Pianenghese ha vissuto un percorso importante, con la promozione in Prima Categoria e poi la salvezza. Cosa si porta dietro da quell’esperienza?
«Alla Pianenghese è stato fatto un grosso lavoro. Ripartivamo da una situazione particolare, perché i ragazzi avevano avuto per tanti anni lo stesso allenatore e cambiare non è mai semplice. La società si era prefissata due obiettivi: tornare in Prima Categoria e consolidare la categoria. Noi li abbiamo raggiunti entrambi.
Dal punto di vista umano è stato fatto un grande lavoro. Siamo riusciti a creare un bel gruppo e, nel cinquantesimo anniversario della società, abbiamo riportato la squadra dove meritava di essere. Poi ci siamo salvati con largo anticipo e, a mio parere, con grande merito. Mi porto dietro un’esperienza importante e la soddisfazione di aver dato qualcosa a una società che lo meritava».
Tornando a Vailate, che realtà ha ritrovato rispetto a quella che aveva lasciato?
«Ho trovato una situazione completamente diversa. La società è cambiata, sono entrate persone ambiziose, ma non parlo solo dal punto di vista economico. Spesso nel calcio ci si limita a parlare di soldi, ma non è solo quello. Ho trovato persone competenti, con idee chiare e con una struttura più definita.
Oggi il Vailate è una società organizzata, con figure precise all’interno dell’organigramma. In passato era una realtà più snella, dove Zonca faceva un po’ tutto. Adesso ho trovato una società con la S maiuscola, che ha voglia di tornare a fare il calcio che conta a Vailate».
La scorsa stagione il Vailate ha chiuso quarto, poi il playoff si è fermato subito contro il Palazzo Pignano. Che idea si era fatto di questa squadra?
«L’anno scorso non ho mai visto il Vailate dal vivo, perché ero impegnato in un’altra categoria. Però alcuni ragazzi che avevo allenato cinque anni fa mi sono sempre rimasti vicini e mi raccontavano di un campionato fatto bene.
Nessuno può negare le capacità e l’esperienza di mister Viganò, che ha aiutato molto questi ragazzi. Hanno fatto un grande campionato e sono riusciti a costruire un gruppo vero. Per qualcuno forse è stata una sorpresa, per me no, perché conosco il valore di molti di loro. Se la sono giocata con delle corazzate e sono arrivati davanti ad altre squadre costruite per stare in alto. Questa squadra ha sicuramente valore».
Ha già avuto modo di conoscere il gruppo? Che prime sensazioni le ha lasciato?
«Abbiamo fatto una serata insieme, una chiacchierata informale, perché la presentazione ufficiale avverrà più avanti. C’è stato un primo incontro tra staff tecnico e ragazzi. L’idea che mi sono fatto è quella di un gruppo molto coeso, che sa stare bene insieme e che ha ambizione.
Ho visto una squadra con voglia di raggiungere certi obiettivi, anche se poi il verdetto lo dà sempre il campo. Questo gruppo, inoltre, è stato impreziosito da alcuni innesti che non hanno bisogno di presentazione».
Guardando ai numeri dello scorso anno, il Vailate ha segnato tanto ma ha anche subito qualche gol di troppo. È lì che pensa di lavorare maggiormente?
«Il Vailate ha subito qualche gol di troppo, ma per capire davvero il motivo bisognerebbe riguardare le partite, analizzare i gol e le situazioni. Detto questo, forse il Vailate ha scelto De Giuseppe anche perché tutti conoscono la mia attenzione per la fase difensiva.
Io non disdegno mai la fase offensiva, ma da ex difensore mi diverto ad allenare quella difensiva. La società, nel mercato estivo, ha puntato molto a rinforzare quel reparto: questo significa che qualche lacuna probabilmente c’era. Non parlo per forza di uomini, magari si trattava di movimenti o situazioni da affrontare meglio.
Vedremo nei primi allenamenti dove intervenire. L’obiettivo sarà trovare il prima possibile una quadratura, cercando di subire qualche gol in meno e mantenendo comunque la capacità offensiva che il Vailate ha già dimostrato di avere».
A proposito di mercato: che tipo di lavoro è stato fatto con la società?
«Si dice spesso che De Giuseppe sia un allenatore che va nelle società, smembra le squadre e si fa fare il mercato. In realtà non è così. Io non faccio mercato. La società mi dice quali sono i giocatori e io lavoro con quelli. Se mi viene chiesto un parere, chiaramente lo do, ma quando sono arrivato a Vailate il mercato era già stato fatto.
La società ha lavorato molto bene, inserendo giocatori di categorie superiori e profili che non hanno bisogno di presentazione. In difesa sono arrivati Lamera e Frank Allevi, a centrocampo Ghounaf, mentre davanti il reparto offensivo è stato rinforzato con Thomas Allevi, Dosio, Granata, Gussago, Pandini e Cucchetti. Sono innesti importanti, pensati per migliorare dove la società riteneva necessario intervenire.
Poi è chiaro: non sempre i cambiamenti diventano automaticamente miglioramenti. Servono per provare a crescere, ma sarà il campo a dire se il lavoro fatto porterà i risultati sperati.
Credo comunque che il Vailate abbia fatto un grande mercato, come altre squadre della categoria che vogliono stare davanti. Sono state costruite rose molto forti, poi toccherà agli allenatori dimostrarsi all’altezza e al campo dare il verdetto finale».
Che obiettivo si pone per questa nuova avventura in Seconda Categoria?
«È una domanda scomoda, perché per uno sportivo parlare di obiettivi da centrare è sempre difficile. Io torno a Vailate con l’obiettivo di migliorare: migliorare me stesso, migliorare i ragazzi e cercare di migliorare tutto l’ambiente, se ce ne sarà bisogno.
Era anche il cavallo di battaglia di Zonca. Diceva sempre: “Ci siamo anche quest’anno per migliorarci”. E noi cercheremo di fare questo. Migliorarci come persone, come tecnici, come giocatori e migliorare quanto fatto l’anno scorso. Questo è l’obiettivo di partenza: cercare di migliorarci».



