Le sue parate nello scontro diretto contro la Soresinese hanno tenuto inviolata la porta del Romanengo e gli sono valse il riconoscimento di Baloo Player of the Week. Lorenzo Mazzetti, classe 1994, è tra i protagonisti di un avvio che vede la squadra di mister Bettinelli ancora senza gol subiti dopo quattro giornate di campionato. Sullo zero incassato, però, la scaramanzia invita a misurare le parole. Più facile raccontare la scelta dell’estate: lasciare la Soncinese, dopo una stagione a un passo dalla Serie D, e scendere in Prima Categoria per tornare protagonista.
«È stata una scelta molto ponderata. Alla Soncinese abbiamo vissuto una stagione davvero importante, purtroppo non da protagonista. Lasciare una realtà del genere non è stato semplice. A 32 anni ho scelto di rimettermi in gioco e di cercare un progetto che mi stuzzicasse: mi è bastata una telefonata con mister Bettinelli per capire che poteva essere la scelta giusta, senza badare alla categoria».
A convincerlo, una volta arrivato, è stato anche lo spogliatoio. Un gruppo nel quale ha ritrovato volti conosciuti e disponibilità a lavorare.
«Mi sto trovando molto bene, sia con il gruppo che con il mister. Ho trovato uno spogliatoio unito, con ragazzi disponibili e con tanta voglia di lavorare e migliorare. Bettinelli chiede a noi più esperti di mettere la nostra esperienza al servizio della squadra, non solo durante la partita, ma anche negli allenamenti. A nostro favore c’è il fatto che alcuni di noi si conoscono ormai da anni, sia come compagni di squadra che da avversari».
L’avvio del Romanengo ha portato risultati e fiducia. Quando si parla della porta ancora inviolata, però, Mazzetti mette subito le mani avanti.
«Eh, visto che sono un po’ scaramantico preferisco non dire troppo! Sicuramente è un dato che ci fa piacere e ci dà fiducia. Credo che il merito sia soprattutto del lavoro di tutta la squadra. Non prendere gol non dipende soltanto dal portiere o dalla difesa: parte dagli attaccanti, da come ci muoviamo tutti insieme e dalla disponibilità che stiamo mettendo in campo. Stiamo lavorando bene sulle distanze, sulla compattezza e sull’attenzione durante tutti i novanta minuti… Non aggiungo altro».

Contro la Soresinese, a proteggere quello zero sono serviti anche i suoi interventi. Il più difficile è stato il primo, raccontato senza prendersi troppo sul serio.
«Ho avuto la fortuna di essere al posto giusto al momento giusto. Una volta che mi sono tuffato, ho solo sperato di riuscire ad alzare la palla sopra la traversa e diciamo che mi è andata bene… Poi, sai, non avevo tanta voglia di prendere gol subito».
Dietro l’intesa con la difesa c’è anche una comunicazione continua: «Conoscendo già alcuni ragazzi siamo riusciti a trovare fin da subito il feeling giusto. Una cosa che mi piace molto e che ci aiuta è che durante la partita ci parliamo e ci richiamiamo a vicenda: questo ci permette di rimanere sul pezzo».
Il modello è quello di tanti portieri della sua generazione, Gigi Buffon. Sui paragoni, invece, Mazzetti preferisce lasciare spazio alla propria identità.
«La mia vera e unica fonte di ispirazione è sempre stata Buffon. Per una possibile somiglianza, oggi non saprei indicare un portiere in particolare: ognuno ha le proprie caratteristiche, i propri pregi e i propri difetti. La cosa più importante è lavorare allenamento dopo allenamento, cercando di migliorarsi ogni giorno e di crescere sotto tutti gli aspetti».
Quanto alle ambizioni, l’esperienza alla Soncinese gli ha lasciato indicazioni precise su ciò che serve per restare competitivi fino alla fine.
«Questo Romanengo ha un potenziale importante. Ho trovato qualità, entusiasmo e soprattutto tanta voglia di lavorare. Avendo vissuto una stagione in cui abbiamo lottato fino alla fine per la promozione, so quanto siano importanti la continuità, l’unione del gruppo e la mentalità nei momenti decisivi».
È qui che la scelta personale incontra quella della squadra: «Sono venuto anche per mettermi nuovamente alla prova e provare a essere protagonista. Il mio obiettivo è dare il massimo per la squadra, crescere ancora e mettere la mia esperienza al servizio dei compagni. Sarà il campo a dirci dove possiamo arrivare, ma sicuramente vogliamo giocarcela fino in fondo».
Photo: Luca Bozzetti



