Squadra del monte cremasco che alza la coppa

Monte Cremasco, il titolo della ricostruzione: giovani, identità e una svolta lunga dieci giornate

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Alla 16ª giornata il Monte Cremasco era terzo. Non primo. Non ancora padrone del campionato. Terzo.

È da lì che bisogna partire per raccontare davvero questa promozione, perché il titolo biancorosso non nasce da una cavalcata lineare, presa in mano a settembre e accompagnata senza scosse fino alla primavera. Nasce da un momento complicato, da una risposta forte e da un progetto che, nel punto più delicato della stagione, ha dimostrato di reggere.

Il Monte veniva da una retrocessione dolorosa. La società aveva scelto una strada chiara: ripartire con una rosa giovane, età media 24 anni, tanti ragazzi alla prima esperienza assoluta in Terza Categoria, ma con alle spalle settori giovanili importanti. Una scommessa tecnica, certo. Ma prima ancora una scommessa di identità.

Il direttore sportivo Andrea Lodigiani lo racconta così:

«Saremmo disonesti se dicessimo che fra gli obiettivi non c’era provare a vincere il titolo. Dopo la retrocessione dell’anno scorso, però, la nostra priorità assoluta era la ricostruzione dell’identità. Le aspettative erano chiare: volevamo creare un gruppo di ragazzi che avesse la volontà di aprire un ciclo duraturo, basato sulla qualità tecnica e su doti umane importanti».

Non solo fare una squadra, quindi. Costruire un’idea. E farlo scegliendo volutamente una rosa giovane, esposta al rischio dell’inesperienza, ma piena di energia, qualità e fame.

Il campionato, però, non regala niente. E infatti il Monte deve attraversare una fase in cui tutto sembra potersi complicare. Prima la sconfitta nello scontro diretto con il Pieranica, poi il pareggio con lo United Sesto: due partite pesanti, due risultati che spostano la classifica e cambiano la temperatura della corsa. Alla 16ª giornata, il Monte è terzo. Il titolo è ancora lontano, almeno nella percezione.

Quel passaggio, per Lodigiani, è il punto in cui il gruppo mostra davvero di che pasta è fatto:

«In quel momento non abbiamo avuto paura, ma abbiamo guardato in faccia la realtà con la consapevolezza di chi sa da dove è partito. Ci siamo ricordati della passione che ci ha spinto a ricostruire da zero e della volontà di dimostrare che il progetto tecnico della Polisportiva Monte Cremasco era una certezza».

È una frase che pesa, perché spiega la svolta senza ridurla a un episodio. Il Monte non cambia strada. Non si snatura. Non si mette a rincorrere soluzioni improvvisate. Continua a credere nel proprio calcio, nella propria rosa e nella propria idea.

Anche qui, Lodigiani usa parole molto chiare:

«La vera forza è stata non snaturarsi: abbiamo continuato a puntare sulla qualità umana e tecnica di questo gruppo. La vera vittoria è stata vedere la squadra compattarsi. La vittoria nel ritorno con il Castelgerundo in 9 contro 11 ne è la dimostrazione».

Ecco il campo. Non solo concetti, ma partite. La vittoria con il Castelgerundo diventa il primo segnale forte della ripartenza: una squadra giovane che resta dentro la gara anche in inferiorità numerica, che si compatta, che trova risorse proprio quando la situazione chiede qualcosa in più. Poi arriva il 7-0 al San Carlo Crema: non soltanto una goleada, ma una dichiarazione. Dopo la frenata, il Monte cambia ritmo.

Da quel momento la stagione prende un’altra direzione. La squadra di Marco Bellati sale, prende il comando e non lo lascia più. E lo fa con una qualità che Lodigiani definisce in modo efficace:

«Se dovessi isolare una sola qualità, direi la resilienza consapevole. Nel girone di ritorno, quando i punti iniziano a pesare e i campi diventano difficili, molti si aspettavano che una rosa di esordienti con un’età media di 24 anni potesse pagare d’inesperienza. Invece, la nostra marcia è stata frutto della volontà di imporre il nostro gioco su ogni campo».

Resilienza consapevole, appunto. Non resistenza casuale. Non entusiasmo disordinato. Una squadra giovane che cresce nel momento in cui il campionato diventa più duro, più sporco, più selettivo.

I numeri finali raccontano una superiorità netta: 61 punti, 19 vittorie, 4 pareggi, 3 sconfitte, 71 gol segnati e 26 subiti. Miglior attacco del girone, miglior differenza reti, nove punti di vantaggio sul Pieranica secondo. Ma quei numeri non bastano a raccontare tutto. Perché il Monte non ha vinto solo segnando tanto: ha vinto costruendo un sistema.

Davanti, certo, la forza è stata enorme. Mahmoud Sankoh ha chiuso con 16 reti, capocannoniere del girone. Andrea Bossi ne ha segnate 15, secondo nella classifica marcatori. Trentuno gol in due. A loro si è aggiunto Dario Bellati, arrivato a quota 11. Tre riferimenti offensivi dentro una squadra capace di produrre gioco e soluzioni.

Ma Lodigiani tiene a mettere la questione nella prospettiva giusta:

«Siamo stati un collettivo. Non dipendevamo dal singolo, anche se avere i due migliori marcatori del girone, Sankoh e Bossi, è stato un valore aggiunto incredibile derivante dal lavoro di tutta la squadra».

È una lettura importante. I gol di Sankoh e Bossi hanno inciso, eccome. Ma il Monte non è stato solo la somma dei suoi bomber. È stato una squadra che ha saputo accompagnarli, servirli, sostenerli. Una squadra capace di segnare tanto senza perdere equilibrio.

E il progetto giovani non è rimasto uno slogan. Lodigiani sottolinea anche un altro dato: otto ragazzi delle annate comprese tra il 2006 e il 2009 hanno esordito in prima squadra. In un campionato vinto, non in una stagione di transizione. Questo cambia il valore del percorso.

Dentro questa storia c’è anche il capitano Giorgio Weger, figura di continuità e presenza. In una rosa così giovane, certi riferimenti servono a dare peso allo spogliatoio, a tenere insieme i momenti, a trasformare entusiasmo e talento in squadra.

La certezza aritmetica arriva alla 24ª giornata. Monte Cremasco-Pianenghese sq. B finisce 2-1. Segnano Vona e Bossi. Non una passerella, non una festa già scritta, ma una vittoria stretta, concreta, da squadra che sa chiudere appena ne ha l’occasione. Con quel risultato il Monte diventa campione con due giornate d’anticipo.

Le ultime due gare completano il percorso: il pareggio con la Montodinese e il 3-0 alla Castelnovese non decidono più il campionato, ma lo rifiniscono. Servono a confermare che quella promozione non è arrivata per caso né per cedimento delle altre. È stata il risultato di una crescita precisa.

Il lavoro di Marco Bellati resta dentro tutta la stagione. Lodigiani lo ringrazia apertamente per aver guidato il gruppo «con competenza e dedizione in un’annata trionfale». E adesso, proprio perché il progetto non si ferma al titolo, il futuro avrà un’altra tappa: la guida tecnica passerà a Mirko Sarra, reduce dal lavoro con una Juniores arrivata a un passo dal titolo.

Anche qui, il ds lega la scelta alla visione della società:

«La parola d’ordine sarà continuità nell’evoluzione. Mirko ha guidato la nostra Juniores negli ultimi due anni e conosce meglio di chiunque altro il DNA dei nostri giovani. È il segnale chiaro di come la società voglia valorizzare il lavoro fatto alla base: il nostro futuro tecnico lo avevamo già in casa».

Nessuna rivoluzione annunciata, nessuna caccia ai nomi. Il Monte vuole restare fedele alla propria strada:

«Non cerchiamo nomi altisonanti, ma profili che abbiano fame di crescere insieme a noi, mantenendo sempre la società e i giovani al centro di ogni nostra scelta».

Alla 16ª era terzo. Dieci giornate dopo era campione.

In mezzo ci sono la caduta, la risposta, il sorpasso e l’allungo. Ma soprattutto c’è una squadra che ha imparato in fretta e una società che ha avuto il coraggio di restare coerente. Lodigiani lo dice con l’immagine più forte:

«Abbiamo vinto perché abbiamo messo i giovani e i loro sogni al centro del villaggio».

E questa, più ancora della classifica, è la firma del Monte Cremasco sulla Terza Categoria.

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