Little Kickers, molto più di un calcio al pallone: «Ogni bambino ha i suoi tempi»

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Giocare, sbagliare, osservare. E magari restare per un’intera lezione in disparte, per poi tornare a casa e mostrare ai nonni tutti gli esercizi appena visti. È anche questo Little Kickers: un progetto che utilizza il calcio per accompagnare i più piccoli nella crescita, senza chiedere loro di essere già dei piccoli calciatori.

A Campagnola Cremasca si sono ritrovati i coach delle realtà di Crema, Bergamo, Brescia e Piacenza per una giornata di formazione che ha portato sul territorio anche Deano, master trainer Little Kickers con esperienze in diversi Paesi del mondo.

Il progetto nasce a Londra nel 2002 dall’intuizione di una mamma alla ricerca di un’attività calcistica adatta al figlio di due anni. Da quella prima esperienza Little Kickers è cresciuto fino a diventare una realtà presente in 25 Paesi con oltre 300 franchising.

Alla base rimane una filosofia sintetizzata in tre parole: “Play Not Push”, giocare senza spingere.

«Ogni bambino è diverso – spiega Kelly Rolleston, responsabile Little Kickers Italia –. C’è chi è più avanti dal punto di vista motorio, chi riesce a concentrarsi maggiormente e chi ha bisogno di più tempo. Noi premiamo soprattutto l’impegno: provare e sbagliare non è un problema».

Il pallone diventa così uno strumento per lavorare anche su condivisione, rispetto degli altri, capacità di aspettare il proprio turno e relazione con il gruppo. E soprattutto senza confrontare continuamente un bambino con quello accanto.

Un principio che Little Kickers prova a trasmettere anche ai genitori. «Un bambino timido magari viene alla lezione e inizialmente guarda soltanto. Potremmo pensare che non gli interessi o che non sia pronto. Poi torna a casa e fa vedere ai nonni tutti gli esercizi che abbiamo fatto. Significa che ha semplicemente bisogno dei suoi tempi».

Lo stesso vale all’estremo opposto: bambini che alle prime lezioni corrono ovunque, faticano ad ascoltare o buttano a terra il materiale e che, incontro dopo incontro, imparano gradualmente a partecipare insieme agli altri.

Da qui nasce anche l’importanza della formazione dei coach. Per un bambino di due o tre anni l’allenatore può rappresentare uno dei primi adulti, al di fuori della famiglia, con cui costruire una relazione educativa. Le lezioni utilizzano quindi gioco e immaginazione all’interno di una struttura studiata specificamente per le diverse fasce d’età.

Una metodologia che sta trovando spazio anche sul territorio. I primi corsi della realtà guidata da Ivan Fusar Bassini sono partiti tra Crema e Bergamo nel 2023 e oggi le attività hanno superato quota dieci, distribuite tra Crema, Bergamo, Treviglio, Seriate, Albino, Romano di Lombardia e Valbrembo. Nell’ultima stagione sono stati coinvolti più di cento bambini e dieci coach, tra laureati in Scienze Motorie, Scienze dell’Educazione e madrelingua inglesi.

«Abbiamo scelto Little Kickers perché unisce due bisogni – racconta Fusar Bassini –: avvicinare fin da piccoli i bambini alla lingua inglese e permettere loro di fare movimento attraverso proposte adeguate alla loro età».

Ma forse il segnale più significativo della crescita arriva da ciò che è cambiato attorno ai corsi.

«All’inizio eravamo noi a cercare spazi e palestre. Adesso sono i Comuni e le famiglie a contattarci per chiederci di attivare nuove classi nei loro paesi».

Dal primo calcio al pallone all’inglese, dal bambino che osserva in silenzio a quello che non riesce a stare fermo. Senza chiedere a tutti di arrivare allo stesso punto nello stesso momento. Perché, prima ancora di insegnare a giocare a calcio, la filosofia Little Kickers parte da un principio molto più semplice: lasciarli giocare.

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