Nata nel 2023 con l’obiettivo di portare il futsal a Pandino, l’Indomita Futsal si prepara ad affrontare la quarta stagione della propria storia. Dopo due annate complicate, la formazione federale ha raggiunto per la prima volta i playoff di Serie D, confermando la crescita di un progetto che continua a puntare soprattutto sui giovani.
La società continuerà a presentarsi con due squadre separate: una impegnata nel campionato FIGC e una nel CSI Crema. Intanto, attraverso il progetto “Galassia CO5”, è stata avviata una collaborazione con lo Zelo CO5 che allargherà gli orizzonti dell’Indomita e offrirà nuove opportunità ai suoi giocatori.
A raccontare presente, identità e obiettivi della società è il presidente Luca Quatti.
L’Indomita è una realtà molto giovane, nata nel 2023. Come è partito il progetto e quanto è cresciuto in questi primi anni?
«Il Pandino Futsal, nonché Indomita, nasce dal desiderio di portare a Pandino una disciplina poco praticata, ma che, grazie alle proprie caratteristiche, riesce a entusiasmare un pubblico di ogni età.
Da ormai tre stagioni cerchiamo di coinvolgere giovani e giovanissimi del territorio, per costruire sempre più chiaramente la nostra identità societaria. Le prime due stagioni sono state impegnative e, per certi versi, anche traumatiche: confrontarsi con realtà che hanno alle spalle decenni di storia e tradizione non era semplice.
Nell’ultima stagione, però, il Pandino ha centrato i playoff. Questo significa che, piano piano, stiamo crescendo».
In poco tempo siete arrivati ad avere due squadre, una nel campionato FIGC di Serie D e una nel CSI Crema. Perché avete scelto di strutturarvi in questo modo?
«Abbiamo scelto di alimentare un doppio percorso per andare incontro alle diverse esigenze dei nostri tesserati. I due ambienti non sono comunicanti.
La formazione CSI è composta da ragazzi che vogliono principalmente divertirsi in un ambiente sano e senza troppe pressioni. È un hobby settimanale a tutti gli effetti.
La formazione federale, invece, partecipa al campionato FIGC di Serie D, con tutte le variabili che questo comporta. I ragazzi vengono selezionati perché sono necessarie caratteristiche specifiche».
Quali sono, quindi, le principali differenze tra i due percorsi?
«Nella squadra federale c’è un direttore sportivo che, attraverso disciplina e comunicazione costante durante tutta la stagione, cerca di valorizzare i giocatori, soprattutto i più giovani.
Al Pandino questo ruolo è ricoperto da Roberto Tommaso, per noi una vera enciclopedia del futsal. Il suo curriculum parla da sé.
Fare parte della formazione federale significa crescere mentalmente e fisicamente, maturare e arrivare allo scopo ultimo della nostra preparazione: il risultato. È un dato di fatto. Chi non riesce a garantire un certo livello di prestazione o non è mentalmente forte non può stare nei federali».
Che bilancio fate dell’ultima stagione e della prima partecipazione ai playoff?
«La scorsa stagione ci ha visto raggiungere il miglior piazzamento della nostra storia e il conseguente approdo ai playoff. Abbiamo vissuto tutto questo con grande entusiasmo e, purtroppo, anche con un po’ troppo entusiasmo giovanile.
Rimane un’esperienza formativa molto importante, che però dimostra quanto i nostri giovani debbano ancora crescere per riuscire a compiere uno step ulteriore.
La stagione ci ha impartito soprattutto una lezione: i giovani sono la base del nostro progetto e la linfa vitale del nostro futuro. Al Pandino i campioni devono essere costruiti attraverso metodologia e lavoro costante».
Una filosofia che non riguarda soltanto i giocatori.
«Non c’è spazio per calciatori dal passato glorioso che ritengono di non avere più nulla da imparare. È un discorso che si allarga anche allo staff.
Vogliamo persone umili e lavoratrici, capaci di domandarsi che cosa possano dare all’ambiente nel quale operano, non che cosa l’ambiente debba continuamente dare a loro.
Qualora queste condizioni rappresentassero un ostacolo all’ingaggio a lungo termine di profili professionali affermati, o rischiassero di identificare eccessivamente la società con la mia persona, ben venga. Mi piace schierarmi nell’avanguardia».
Dopo i playoff, con quali obiettivi affronterete la nuova stagione? Si può già pensare alla promozione in C2?
«È vietato parlare di C2. Quest’anno il gruppo sarà costituito da giocatori giovani e affamati, ai quali deve essere concesso tutto il tempo necessario per crescere.
A Natale faremo un primo bilancio. Qualora l’andamento fosse positivo, affronteremo le pressioni del momento. Fino ad allora, però, testa bassa e pedalare, con umiltà e spirito di sacrificio».
Avete annunciato la collaborazione con lo Zelo CO5 e la nascita del progetto “Galassia CO5”. Come è nato questo accordo?
«Il progetto Galassia e l’unione d’intenti con lo Zelo nascono dal profondo rispetto che nutro nei confronti del loro presidente, Stefano Pizzi.
È un vero appassionato di questa disciplina e mi è sempre stato d’aiuto, sia quando ero giocatore nella sua società sia successivamente, quando sono diventato presidente del Pandino. È una persona pragmatica e, nello stesso tempo, sognatrice. Questa combinazione mi piace moltissimo».
Che cosa potrà rappresentare concretamente questa collaborazione per l’Indomita e per il territorio?
«Per l’Indomita rappresenta l’opportunità di guardare al futuro con maggiore consapevolezza. Allo stesso tempo, per i nostri ragazzi si apre una vetrina importante, degna di una società di C1.
Per il territorio ci auguriamo possa diventare un’opportunità unica: due società con ambizioni differenti, ma accomunate dalla volontà di radicare maggiormente il futsal, interpretandolo secondo la mentalità di due presidenti comunque molto giovani».



