Il presidente Agostino Balsano racconta la nascita del nuovo progetto Luisiana Scannabuese: due realtà dello stesso girone ora unite per diventare un punto di riferimento nel Cremasco. Prima squadra affidata a Pierpaolo Curti, ma la priorità sarà lo sviluppo del vivaio.
Fino a pochi mesi fa Luisiana e Scannabuese erano avversarie nello stesso girone di Promozione. Entrambe avevano dovuto guardarsi a lungo dalla zona playout, pur riuscendo poi a conquistare la salvezza diretta. La Luisiana aveva chiuso con la miglior difesa del campionato insieme al San Colombano, ma anche con il peggior attacco.
Durante l’estate le due società hanno deciso di unire risorse, dirigenti e strutture. È nata così la Luisiana Scannabuese, presieduta da Agostino Balsano e guidata in panchina da Pierpaolo Curti. Un progetto che non nasce per acquisire una categoria, ma per costruire una realtà più solida, con il settore giovanile al centro.
Presidente Balsano, da dove nasce l’idea di unire Luisiana e Scannabuese?
«L’idea era già emersa attraverso alcuni contatti durante la scorsa stagione. Entrambe le società sentivano la necessità di diventare più forti e organizzate, soprattutto nel settore giovanile.
Negli ultimi anni, nonostante l’impegno e gli investimenti, è diventato sempre più difficile reperire risorse economiche e persone disponibili a lavorare nelle società. Inoltre giocavamo nella stessa categoria e continuavamo a occupare una fascia media della classifica, senza riuscire a compiere un vero salto di qualità.
Mi sono confrontato con il presidente della Scannabuese, Mandotti, sulle problematiche legate all’organizzazione, ai costi, alla gestione degli impianti e ai rapporti con le amministrazioni. Ci siamo trovati subito d’accordo sulla volontà di valorizzare la prima squadra, ma soprattutto di creare nei prossimi anni un polo giovanile attrattivo e riconosciuto nel Cremasco.
Unendo persone, capacità organizzative e risorse economiche possiamo avere maggiori possibilità di sviluppo e rendere la spesa più razionale. Rimandare di un’altra stagione avrebbe significato continuare ad affrontare separatamente gli stessi problemi».
Fino alla scorsa stagione eravate avversari. Come è stato accolto il progetto?
«Non si tratta di un’unione fatta per acquisire una categoria superiore o ottenere un titolo sportivo. Luisiana e Scannabuese militavano entrambe in Promozione: abbiamo scelto di mettere realmente insieme le nostre forze.
Il progetto è stato presentato ai rispettivi consigli dirigenziali e alle persone che vivono attorno alle due società. Da entrambe le parti è arrivata un’approvazione molto ampia. Non parlerei di unanimità, perché in operazioni di questo tipo c’è sempre qualcuno che può avere qualche timore, ma il consenso è stato forte.
Anche con i giocatori non ci sono stati problemi. A livello di paese resteranno probabilmente un po’ di rivalità e di goliardia, perché le due squadre sono state avversarie per molto tempo. Speriamo che il lavoro e i risultati riescano gradualmente a portare entrambe le comunità a sostenere la stessa società».
Come intendete costruire un’identità condivisa tra Pandino e Scannabue?
«Le due società entrano nel progetto sullo stesso piano. La nuova realtà prosegue nella continuità storica della Luisiana, ma non esistono una componente principale e una secondaria.
Stiamo definendo con le amministrazioni comunali l’utilizzo di entrambi i centri sportivi, in modo da distribuire le squadre tra Pandino e Scannabue e mantenere coinvolti i due territori.
Pandino dispone attualmente di una struttura più attrezzata e ospiterà principalmente le partite della prima squadra. Quando sarà possibile, però, cercheremo di portare alcune gare anche a Scannabue. Abbiamo valutato, per esempio, la possibilità di giocarvi le partite di Coppa.
Vogliamo creare un interscambio continuo tra i due comuni e far comprendere che non esiste più una divisione: c’è una sola società che lavora su due territori».
Come avete composto la rosa della prima squadra?
«Abbiamo mantenuto una base importante della Luisiana, che nella scorsa stagione aveva mostrato buone cose sotto il profilo del gioco e dell’unità del gruppo. A questa ossatura abbiamo aggiunto giocatori della Scannabuese e alcuni nuovi innesti nei ruoli in cui avevamo maggiore necessità.
Non abbiamo ragionato attraverso una divisione matematica tra le due vecchie rose. Abbiamo cercato di conservare gli elementi più adatti al nuovo progetto e di migliorare ogni reparto.
La costruzione della squadra è stata portata avanti dal direttore sportivo Vaccari, già alla Scannabuese, in piena sinergia con lo staff tecnico».
La Luisiana arrivava dalla miglior difesa del girone, ma anche dal peggior attacco. Dove siete intervenuti?
«Abbiamo mantenuto il blocco difensivo, che nella passata stagione si era comportato molto bene, rafforzandolo ulteriormente con l’inserimento di Piloni e Pelizzari, provenienti dalla Scannabuese.
In attacco, invece, era evidente la necessità di intervenire. Abbiamo puntato su una punta che si è comportata molto bene nelle ultime stagioni con altre società e aggiunto altri giocatori per rendere la squadra più completa.
L’idea è stata quella di tenere ciò che aveva funzionato nelle due formazioni e inserire qualità nei settori in cui eravamo più carenti».
Perché avete deciso di proseguire con Pierpaolo Curti?
«La continuazione del rapporto con Pierpaolo Curti era già stata decisa dalla Luisiana prima della nascita della nuova società. La scelta è stata poi pienamente condivisa dalla componente proveniente dalla Scannabuese.
Mi sono confrontato molto con il presidente Mandotti, che è stato presente e attivo in ogni fase della costruzione del progetto. In Curti abbiamo individuato una persona preparata e con le caratteristiche necessarie per guidare la nuova squadra.
Conosce già molto bene una parte consistente dei giocatori e questo permette di dare continuità al lavoro, senza aggiungere un ulteriore cambiamento in un ambiente che sta già vivendo una trasformazione importante».
Quale sarà il segnale che vi farà capire che le due realtà sono diventate davvero una sola società?
«Il primo segnale lo sto già vedendo nel settore giovanile. Costruire la prima squadra è stato forse più semplice: è nel lavoro sui giovani che si percepisce davvero l’unione.
Mimmo Tassiero, dopo l’esperienza da direttore sportivo della prima squadra, ha deciso di rimettersi in gioco prendendo in mano il settore agonistico, dagli Juniores agli Allievi e ai Giovanissimi. Al suo fianco lavora Nicola Conte, proveniente dalla Scannabuese, e tra loro si è creata una grande sinergia.
Come responsabile del settore giovanile abbiamo scelto Sara Fumich, una figura giovane, preparata, energica e molto organizzata. Collabora con dirigenti provenienti da entrambe le società, tra cui Stefano Roderi, e li vedo lavorare senza divisioni, davvero come un’unica realtà.
Avremo un percorso completo dai Piccoli Amici e dai Primi Calci fino alla prima squadra, passando per Pulcini, Esordienti, Giovanissimi, Allievi e due Under 19: una provinciale e una Élite.
Abbiamo inoltre ridotto le quote di iscrizione per tutti i ragazzi, per alleggerire il peso economico sulle famiglie. Stiamo lavorando anche a un nuovo kit creato per la Luisiana Scannabuese, che vorremmo fornire senza ulteriori costi. Unire le forze deve significare anche offrire di più ai ragazzi chiedendo meno alle famiglie».
Quali sono le ambizioni per la prima stagione?
«Considero questa una stagione di transizione, che dovrà servire soprattutto a dare solidità e continuità alla nuova società.
La prima squadra è stata costruita bene, mantenendo un’ossatura importante di giocatori della Luisiana e della Scannabuese e completandola con innesti mirati. L’obiettivo è disputare un campionato di buon livello e raggiungere una posizione tranquilla.
Molte squadre del precedente girone lodigiano-pavese si sono rinforzate e non sappiamo ancora quale sarà la composizione definitiva del nostro raggruppamento. Affronteremo il campionato con serenità, domenica dopo domenica. Se arriverà qualcosa in più, sarà ben accetto, ma non vogliamo fare proclami.
Quando la società avrà costruito basi solide potremo eventualmente pensare a obiettivi superiori. Per ora restiamo con i piedi per terra e affrontiamo una categoria alla quale sentiamo di appartenere».



