Una tradizione lunga, un gruppo che continua a rinnovarsi e un ricordo che resta vivo dentro ogni serata. La Santa Marea Cup – Memorial Marcello Torresani è tornata anche quest’anno all’oratorio di Santa Maria, con dodici squadre partecipanti, tre gironi da quattro e una settimana di calcio, amicizia e comunità.
Il torneo, iniziato il 4 luglio e in programma fino a domenica 12, non è soltanto un appuntamento sportivo. Da tre anni è diventato anche un modo per ricordare Marcello, “Marci” per gli amici: un ragazzo cresciuto con tanti degli organizzatori, legato al calcio, alla Santa Maria e a un gruppo che oggi porta avanti il suo nome con responsabilità e affetto.
Come nasce la Santa Marea Cup e che storia ha questo torneo?
«La Santa Marea Cup è un torneo che ha una storia e una tradizione molto lunga. La prima edizione risale a circa vent’anni fa. Con la pandemia ci sono stati un paio d’anni di stop, poi da tre anni abbiamo ridato vita a questo evento dandogli una nuova forma: un memorial in ricordo di Marcello Torresani, un amico e una persona speciale per noi. Marcello non c’è più, ma in questi giorni di torneo è presente più che mai».
Quanto lavoro c’è dietro l’organizzazione di un torneo così?
«Il lavoro dietro a questo torneo è davvero molto: prima, durante e dopo. Siamo un bel gruppo, molto affiatato, con compiti precisi per ognuno. Ci piace fare le cose nel migliore dei modi e ogni anno cerchiamo di migliorare il servizio che offriamo. Dietro a un torneo c’è un mondo fatto di burocrazia, gestione dei fornitori e tanto altro. È molto impegnativo, ma anche altrettanto stimolante».
Un lavoro che non riguarda soltanto poche persone, ma una piccola rete di volontari, amici e famiglie.
«Il torneo è nato diversi anni fa dai ragazzi del paese, che hanno tramandato questa tradizione a noi più giovani. Oggi siamo un gruppo ibrido: ci sono ragazzi della vecchia guardia, nuove leve e anche i bambini di alcuni di noi, che ci danno una grossa mano nella pulizia dei tavoli, nell’annuncio dei piatti e in altri piccoli compiti. Lavorare con i bambini aiuta a mantenere il sorriso anche nelle situazioni più faticose».
Chi era Marcello per voi?
«Marcello era un amico, una persona cresciuta insieme a tanti di noi. Nel periodo della malattia ci ha insegnato tanto su come la vita debba essere vissuta. Era uno di noi».
Parole semplici, ma pesanti. Perché il memorial nasce proprio da qui: dal desiderio di trasformare il ricordo in qualcosa di vivo, condiviso, capace di riunire persone.
Cosa significa per voi organizzare un torneo in memoria di un amico?
«Noi viviamo questo torneo come una grande responsabilità. Marci è sempre con noi, ogni giorno dell’anno, nei pensieri e nei bei ricordi. In questi giorni di torneo, forse, ancora di più».
Che rapporto aveva Marcello con il calcio?
«Marcello amava il calcio, amava la sua Juve e viveva questo sport con entusiasmo. Ha giocato per tanti anni nella squadra di Santa Maria, nell’Atalantina. Rimane uno dei pochi a poter dire di aver vinto da protagonista un campionato giovanile provinciale con l’Atalantina: una vera impresa. Ci piace ricordarlo come un centrocampista con tanta qualità nei piedi e carisma da trasmettere alla squadra».
Il campo, quindi, non è un dettaglio. È il luogo più naturale in cui ricordarlo. Il calcio, per Marcello, era passione, appartenenza, amicizia. Gli stessi ingredienti che oggi tengono insieme la Santa Marea Cup.
In quali momenti sentite di più il senso del memorial?
«Il senso del memorial è chiaro: il ricordo di un amico. E questo si sente in tutte le serate. Oltre a questo, c’è il desiderio di creare un senso di comunità dentro l’oratorio, portando tanta gente ogni sera a vivere momenti di sport in maniera serena e con gioia».
È forse questa la forza più grande del torneo: non fermarsi al risultato delle partite, ma diventare occasione di incontro. Un oratorio pieno, persone che si ritrovano, ragazzi che giocano, volontari che lavorano, famiglie che passano una serata insieme.
Che messaggio volete lasciare a chi partecipa e a chi viene a vedere il torneo?
«Vogliamo sicuramente ringraziare le squadre partecipanti, gli arbitri, ma soprattutto la gente che ogni sera riempie l’oratorio. Per noi è davvero appagante vedere tutte queste persone rispondere presente all’iniziativa. È un’occasione per creare comunità e rivivere rapporti con persone che magari non si vedono da tempo, scambiando due parole in un clima sereno e di festa».
Il ringraziamento finale va anche a chi permette concretamente alla Santa Marea Cup di continuare a esistere.
«Un grazie all’oratorio e a Padre Stefano, che ci dà la possibilità di rendere questo torneo realtà, sostenendoci in tutto. Che dire… vi aspettiamo in oratorio».
Dal campo alla cucina, dalle squadre agli spalti, dai bambini ai volontari, la Santa Marea Cup continua così a essere molto più di un torneo. È una tradizione che si rinnova, una comunità che si ritrova e un modo sincero per tenere vivo il nome di Marcello Torresani.



