CHIEVE. Denis Fondrini: «Qui a Chieve per trasmettere la mia visione di calcio»

|

È Denis Fondrini il nuovo allenatore dell’U.S. Chieve. Classe 1990, il nuovo tecnico azzurro-oro porta con sé un percorso calcistico particolarmente significativo: da giocatore ha vestito la maglia del settore giovanile del Milan, arrivando fino alla Primavera rossonera, prima di proseguire la propria carriera alla Tritium, dove ha raccolto presenze anche nei campionati professionistici. In totale, 31 presenze in Serie C e 17 in Serie D, oltre alle 15 maturate in Primavera.

Una volta appese le scarpe al chiodo, forse un po’ prematuramente a causa di problemi ricorrenti alle ginocchia, Fondrini ha intrapreso il percorso da allenatore, conseguendo le qualifiche federali FIGC fino alla licenza UEFA B.

La sua esperienza in panchina si è sviluppata soprattutto nel calcio dilettantistico, dove ha avuto modo di guidare squadre e gruppi con obiettivi differenti. Tra le tappe più importanti c’è la promozione conquistata con il Lodi Vecchio nella stagione 2022/23, mentre successivamente ha allenato in Prima Categoria il Valera Fratta, per poi passare al Sancolombano in Promozione.

Più recentemente Fondrini ha guidato la Pro Peschiera Borromeo, conducendola fino alla fase intergirone dei playoff di Seconda Categoria nella stagione 2024/25, mentre nella stagione successiva è subentrato a gennaio sulla panchina della Settalese.

Ora una nuova pagina, questa volta con i colori dell’U.S. Chieve, dove è chiamato a ereditare l’importante lavoro di mister Marco Rossin, esonerato dopo la sconfitta alla seconda giornata contro il San Biagio. Una scelta che apre una nuova sfida e porta in dote esperienza, conoscenza del calcio dilettantistico e un vissuto da calciatore maturato anche ad alto livello.

Lo abbiamo incontrato per conoscere meglio il nuovo tecnico, capire quali siano le sue idee per il Chieve e, soprattutto, scoprire anche l’uomo che si nasconde dietro l’allenatore.

Partiamo dal Chieve: cosa ti ha convinto ad accettare questa nuova sfida e cosa hai trovato nel progetto della società che ti ha fatto pensare che fosse il posto giusto per te in questo momento della tua carriera?

«Mi ha convinto l’ambizione che il Chieve, come piazza, ha dimostrato di avere da anni. Essendo io molto ambizioso, mi piace anche l’idea di farlo per obiettivi importanti e penso che questo possa essere l’ambiente e la società giusta».

Hai vissuto il calcio da giocatore anche in un ambiente importante come quello del Milan e successivamente nel professionismo con la Tritium. Quanto di quelle esperienze ritrovi oggi nel tuo modo di allenare e, soprattutto, cosa cerchi di trasmettere ai tuoi giocatori partendo da ciò che hai imparato in quegli anni?

«Cerco sempre di trasmettere ai giocatori la mia visione del calcio, che è fatta principalmente di qualità, di ritmo, ma soprattutto di carattere. Infatti non accetto che la mia squadra molli in nessun momento della gara perché, anche se qualcosa durante la partita dovesse andare storto, c’è sempre la possibilità di rimediare. Quindi la testa deve sempre essere collegata alla partita».

Guardando alla stagione che ti aspetta a Chieve, quali sono le prime cose su cui vorresti intervenire? E che tipo di squadra vorresti vedere in campo, al di là dei risultati e del modulo tattico?

«Voglio intervenire solo nelle situazioni in cui i ragazzi hanno bisogno. Migliorare le cose che vanno meno bene ed esaltare, invece, le migliori caratteristiche sia di squadra sia dei singoli. Nessuno stravolgimento, però: cercherò di dare equilibrio perché è il fattore prioritario di cui ogni squadra ha bisogno».

Ti faccio una domanda più personale: quando finisce l’allenamento e torni a casa, cosa rimane maggiormente dentro di te di questo lavoro? E cosa deve avere una squadra perché tu possa sentirla davvero “tua”, non soltanto dal punto di vista calcistico ma anche umano?

«Quando torno dall’allenamento posso ritenermi soddisfatto quando vedo negli occhi dei miei giocatori e, soprattutto, nell’atteggiamento la voglia di ascoltarmi e di imparare. Devo dire che al primo allenamento ho visto un gruppo già ben strutturato, nel quale non sarà difficile calarsi. In fondo i protagonisti sono sempre loro, i giocatori, e il compito di un allenatore è quello di metterli nelle migliori condizioni per rendere al meglio».

Baloo Sport.
Lo sport del territorio, raccontato da vicino.