La Doverese riparte dalle ottime basi costruite negli ultimi anni e da una stagione chiusa con numeri di altissimo livello. Il secondo posto, i 71 punti conquistati e una sola sconfitta in campionato hanno confermato la crescita dei gialloneri, anche se la corsa verso la promozione si è fermata nella finale playoff persa contro il Palazzo Pignano.
Ora la società guarda avanti con ambizione, ma senza perdere di vista il percorso intrapreso. L’assetto dirigenziale è stato ampliato e potenziato, con Cristian Cappa, Direttore Sportivo fino alla passata stagione, che da quest’anno assumerà il ruolo di Direttore Generale.
Con lui abbiamo parlato del campionato appena concluso, degli obiettivi della prossima stagione, della crescita societaria e di alcune riflessioni sul calcio dilettantistico di oggi.
La scorsa stagione avete fatto una grande cavalcata e forse siete arrivati un po’ sovraccarichi al momento decisivo, senza riuscire ad avere la meglio sul Palazzo Pignano nella finale playoff. Vi aspettavate un epilogo diverso? E qual era l’obiettivo di partenza?
«L’obiettivo principale era migliorare il piazzamento dell’anno precedente e riportare la Prima squadra ai playoff, traguardo che mancava da 15 anni. L’obiettivo è stato centrato, consolidando il secondo posto con il record storico di 71 punti. In qualsiasi girone, con quei punti, vinci il campionato.
Nonostante l’ottima stagione, chiusa con una sola sconfitta, la promozione è sfumata in finale contro il Palazzo Pignano, a cui va dato il merito di essere stato più cinico di noi nello sfruttare le occasioni».
Il mercato estivo ha portato qualche cambiamento, con addii importanti ma anche inserimenti di valore. Te la senti di sbilanciarti sui reali obiettivi della prossima stagione?
«Nonostante alcuni addii importanti, la società è diventata una piazza ambita e ha inserito giocatori di alto profilo. L’obiettivo per l’anno prossimo è esplicito: fare meglio di quest’anno. Tradotto in termini di posizionamento in classifica, significa puntare alla vittoria del campionato».
La Doverese sta dimostrando di crescere anno dopo anno, riuscendo a strutturarsi attorno a un progetto sempre più consistente. Quale futuro attende i gialloneri nei prossimi anni?
«La società punta a una crescita sostenibile e organizzata, evitando rischi finanziari eccessivi. È stata completata l’intera filiera del settore giovanile, inclusi Allievi e Juniores, e da quest’anno assumerò il ruolo di Direttore Generale per supervisionare l’intero processo del settore maschile.
Vogliamo continuare a crescere facendo le cose come si deve».
Se dovessi indicare un aspetto positivo e uno negativo del calcio dilettantistico di oggi, quali sceglieresti? E su quello negativo, quale soluzione proporresti?
«Come aspetto positivo scelgo la sostenibilità nel calcio dilettantistico. Sempre più società stanno dando priorità a una gestione oculata, senza fare il passo più lungo della gamba, per evitare situazioni difficili o addirittura il fallimento. In queste categorie purtroppo si sono viste realtà andare in difficoltà a causa di una cattiva gestione delle risorse economiche.
A questo aggiungo l’importanza del settore giovanile. La crescita di una società passa dal consolidamento del vivaio, che deve essere considerato il cuore del progetto. È ciò che può garantire continuità tra i più piccoli e la Prima squadra, permettendo alle società di contare sulle proprie risorse senza dover ricorrere a spese scriteriate.
Come aspetto negativo, invece, penso che la fuga dei giocatori verso la carriera da allenatore sia una delle piaghe recenti del nostro calcio. La perdita prematura di giocatori validi, che decidono di smettere molto giovani per intraprendere subito il percorso da allenatori con il patentino, è una barriera che personalmente trovo incomprensibile.
Ritengo sbagliato non dare la possibilità ai giovani allenatori di portare avanti contemporaneamente le due carriere, anche perché si tratta di due percorsi ben distinti. Un giovane allenatore dovrebbe poter iniziare il proprio cammino in una società e, allo stesso tempo, continuare la carriera da giocatore altrove. Non ci trovo nulla di strano e non credo che si creerebbero conflitti di alcun tipo».



