Lamberto Peletti, il giovane cremasco blindato dall’Inter fino al 2029

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Il difensore classe 2008 continua il suo percorso nel vivaio nerazzurro. Il padre Enrico Maria racconta emozioni, sacrifici e quotidianità di una famiglia che vive il suo sogno in perfetta simbiosi.

CREMA – Ci sono storie nel calcio giovanile che non fanno rumore finché non arriva il momento in cui sono i fatti a parlare. Il percorso di Lamberto Peletti, difensore centrale classe 2008 dell’Inter, appartiene esattamente a questa categoria: quella dei ragazzi che non reclamano spazio a parole, ma lo conquistano sul campo, prestazione dopo prestazione.

La crescita tecnica e caratteriale del giovane talento cremasco ha convinto la dirigenza nerazzurra a blindarlo con il rinnovo del contratto fino al 30 giugno 2029. Un investimento importante, che certifica la fiducia dell’Inter nei confronti di uno dei profili più interessanti del proprio settore giovanile.

IL PROFILO TECNICO: ELEGANZA E DUTTILITÀ

Nato il 23 febbraio 2008, Lamberto Peletti incarna il prototipo del difensore moderno. Dotato di una struttura fisica importante ma agile, spicca per intelligenza tattica e qualità tecniche non comuni per la sua età.

Una delle sue caratteristiche principali è il piede sinistro: un mancino educato che gli permette di agire da vero e proprio regista arretrato, pulendo i palloni in uscita e impostando l’azione dal basso con precisione.

Oltre al ruolo naturale di difensore centrale, Peletti ha dimostrato una notevole duttilità, potendo essere impiegato anche come terzino sinistro o braccetto di difesa. Una versatilità che lo rende una risorsa preziosa nello scacchiere tattico del calcio contemporaneo.

LE ORIGINI A CREMA E IL BLITZ DELL’INTER

Le radici calcistiche di Lamberto affondano nel territorio cremasco. I suoi primi passi con il pallone tra i piedi avvengono nella Polisportiva Castelnuovo 1996, realtà di un quartiere di Crema che ha fatto del settore giovanile uno dei propri punti di forza.

Il suo talento non passa inosservato e viene intercettato dall’U.S. Cremonese. È proprio durante i due anni trascorsi nel vivaio grigiorosso che gli scout dell’Inter decidono di puntare su di lui: nel 2018, a soli dieci anni, Peletti si trasferisce a Milano.

In maglia nerazzurra compie tutta la trafila delle categorie giovanili, imponendosi con continuità e conquistando traguardi di prestigio. Nel suo percorso spiccano gli scudetti vinti con l’Under 14, con l’Under 16 nella finale disputata a Fermo nel giugno 2023 e, infine, con l’Under 18 nell’ultima stagione.

Il gruppo nerazzurro nel quale Peletti è emerso da protagonista ha inoltre raggiunto le finali scudetto nelle categorie Under 15 e Under 17. Un cammino già ricco di soddisfazioni, che ora lo pone davanti a nuove e importanti sfide.

STUDIO E PALLONE: IL MODELLO DEL PACIOLI

A rendere ancora più solido il profilo di Peletti è l’equilibrio dimostrato anche fuori dal rettangolo di gioco. Il difensore riesce infatti a conciliare la fitta agenda degli allenamenti con un percorso scolastico impegnativo.

È iscritto al Liceo scientifico a indirizzo sportivo dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Luca Pacioli” di Crema. Grazie ai progetti ministeriali dedicati agli studenti-atleti di alto livello, Peletti riesce a frequentare le lezioni e a programmare le verifiche senza compromettere gli allenamenti a Milano.

Un impegno quotidiano tutt’altro che semplice, come emerge anche dalle parole del padre. Il percorso formativo gli permette inoltre di approfondire materie come scienze motorie e diritto sportivo, contribuendo alla sua crescita anche lontano dal campo.

IL FUTURO IN NERAZZURRO E LE CONVOCAZIONI IN AZZURRO

Le prestazioni offerte con l’Under 18 e le prime apparizioni con l’Inter Under 20, la formazione Primavera, hanno attirato anche l’attenzione delle nazionali giovanili italiane, con le convocazioni nelle selezioni Under 15 e Under 16.

Le presenze e le panchine in appuntamenti di prestigio, come la sfida internazionale contro il Real Betis, rappresentano ulteriori segnali di un percorso d’élite.

Con il contratto fino al 2029, l’Inter ha scelto di mettere al sicuro uno dei propri giovani più promettenti, offrendo a Lamberto Peletti il tempo e la serenità necessari per proseguire il proprio processo di maturazione e prepararsi al possibile salto nel calcio professionistico.

Abbiamo scambiato due chiacchiere con il padre, Enrico Maria Peletti, al quale abbiamo posto alcune domande.

Buongiorno Enrico Maria. Che cosa si prova nel vedere il sogno di suo figlio iniziare a realizzarsi? Quali sono le emozioni di un genitore?

«Partendo dal presupposto che non siamo una famiglia con una particolare passione per il calcio, semmai per i motori, io e mia moglie ci siamo appassionati strada facendo, seguendo il percorso di Lamberto giorno dopo giorno.

Ovviamente per noi è una grande soddisfazione vederlo realizzato e felice per i traguardi che sta raggiungendo, anche perché conosciamo tutti i sacrifici che sta facendo. Le nostre emozioni sono direttamente proporzionali a quelle che vive lui: le condividiamo a 360 gradi.

Quando vince, gioca bene ed è soddisfatto, gioiamo insieme a lui. Viceversa, quando è triste perché le cose non sono andate bene, viviamo a nostra volta giornate più difficili. A livello emotivo siamo in perfetta simbiosi».

La firma sul contratto è sicuramente l’aspetto più dolce, ma dietro questo percorso ci sono anche molti sacrifici, sia per il ragazzo sia per la famiglia. Ci sono stati momenti particolarmente difficili?

«A livello logistico non posso dire che sia facile. Lamberto ha rinunciato al convitto per motivi legati al suo percorso di studi e i chilometri da percorrere ogni giorno, da casa al centro di allenamento, sono parecchi.

Inoltre, per quanto sia una scelta consapevole e fortemente voluta, ha pochissimo tempo da dedicare alla vita privata. Torna a casa sempre tardi e la sua priorità, oltre al calcio, è lo studio.

Questo sacrificio lo ha portato a sviluppare una capacità di organizzazione e gestione del tempo quasi da adulto. In questo l’Inter è una realtà che aiuta molto i ragazzi a maturare in fretta, facendo assumere loro le proprie responsabilità. Un discorso che vale anche a livello comportamentale».

Dopo aver seguito da vicino tutta la crescita di suo figlio, culminata con questa grande soddisfazione, si sente di dare un consiglio ai giovani che sognano di diventare calciatori? Quale ruolo deve avere la famiglia?

«Il consiglio che posso dare ai giovani è di non buttare via il proprio tempo, ma di valorizzarlo. Le ore che perdiamo senza aver costruito qualcosa per noi stessi, purtroppo, non ce le restituisce più nessuno.

Per un ragazzo che vuole inseguire il sogno di diventare calciatore, la famiglia gioca sicuramente un ruolo importante. È giusto, per quanto possibile, provare a sostenere il proprio figlio e accompagnarlo nel tentativo di raggiungere i suoi obiettivi».

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