Mister Marco Bettinelli torna in panchina dopo tre anni lontano dal calcio. Lo fa sposando il progetto del Romanengo, una realtà che sembra cucita addosso alla sua idea di lavoro: costruire, dare basi solide e far crescere il gruppo nel tempo.
Dopo la stagione chiusa al nono posto nel Girone D di Prima Categoria, risultato che ha lasciato un po’ di malcontento considerando aspettative probabilmente più alte, il Romanengo ha scelto di aprire un nuovo ciclo. Sono tanti i volti nuovi inseriti in una rosa che, almeno sulla carta, si presenta con valori importanti per la categoria.
La scelta di affidare la squadra a Bettinelli nasce anche dalla sua capacità, già dimostrata in passato, di valorizzare il materiale tecnico a disposizione e di far rendere i gruppi ad alto livello. Il suo percorso recente, prima della pausa, è stato infatti segnato da stagioni positive e risultati di spessore.
Dalle sue parole emergono soprattutto equilibrio e umiltà. Bettinelli sa che una rosa ben costruita non basta da sola: un nuovo corso ha bisogno di rodaggio, lavoro quotidiano, amalgama e identità. Il Romanengo vuole alzare l’asticella, ma senza perdere di vista il percorso.
Di seguito l’intervista.
Mister, dopo alcuni anni lontano dalla panchina, cosa ti ha convinto ad accettare la proposta del Romanengo e quali motivazioni personali ti hanno spinto a rimetterti in gioco?
«Ero fermo da tre anni per motivi personali. Ho seguito un po’ il calcio da “appassionato”, ma sapevo che non sarei potuto rimanere a lungo senza le sensazioni che questo sport ti dà, non solo la domenica ma durante tutta la settimana. Quindi eccomi qui, a fare nuovamente la cosa che mi piace più di tutte e che mi stimola. Il calcio per me è una vera passione, il mio hobby preferito, e penso che ai nostri livelli sia proprio così che bisogna viverlo».
Nel corso della tua carriera sei stato spesso protagonista di stagioni vincenti o comunque di progetti ambiziosi. Ritrovi nel Romanengo di oggi quelle caratteristiche che in passato hanno contribuito ai tuoi successi?
«Di sicuro ho capito da subito che qui a Romanengo avrei potuto mettere in campo la mia voglia di rimettermi in gioco. Mi ha stimolato questa volontà di ricostruire un progetto ponendo, come prima condizione, basi solide che possano fare da fondamenta per un percorso a lungo termine. Per questo non è stato difficile fare questa scelta».
Con la società avete costruito una rosa di livello, arricchita da giocatori con esperienza anche in categorie superiori. Questo aumenta inevitabilmente le aspettative: quali obiettivi ti poni per la prossima stagione e quale identità vorresti trasmettere alla squadra fin dalle prime giornate?
«Sicuramente la società ha operato benissimo sul mercato ed è stata allestita una rosa di valore. Tuttavia va detto che non siamo l’unica squadra ad essersi mossa bene: facciamo parte di un gruppo di squadre ben attrezzate e diventa quindi molto difficile stabilire obiettivi definiti. Le dinamiche sono tantissime e possono cambiare nel corso di una stagione».
Bettinelli allarga poi il ragionamento: «La volontà è quella di fare bene e provare a stare nelle zone nobili della classifica. Allo stesso tempo, essendo stato lontano per qualche anno dal calcio e non conoscendo benissimo questa categoria, ci sono tante incognite sui valori delle squadre e sulla reale competitività del campionato, che negli ultimi anni ha visto alzarsi molto il livello medio».
Infine, il concetto più importante: «Più che parlare di obiettivi in termini di risultati e classifica, credo sia giusto concentrarsi sulle basi da costruire per il futuro. Oggi la cosa che conta di più è posare mattone su mattone e dare un’identità alla squadra. Il resto lo dirà, come sempre, il campo».



