Aurora Ombriano, cent’anni e playoff: il presidente Alberti riaccende il senso di appartenenza

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Il 2026 non è un anno qualsiasi per l’Aurora Ombriano. È l’anno del centenario, della partita delle leggende, del legame con un quartiere che continua a riconoscersi nei colori della società.

Ma è anche l’anno di una prima squadra che, in Terza Categoria, ha chiuso il campionato al settimo posto, prendendosi l’ultimo slot disponibile per i playoff. Poi la vittoria sul campo del Paderno, il secondo turno contro il Pieranica e una stagione che, nelle parole del presidente Daniele Alberti, ha lasciato soprattutto una cosa: entusiasmo.

Non solo risultati, dunque. Perché il punto, per l’Aurora, era anche ricostruire, ridare fiducia, riportare persone intorno alla squadra. E da lì ripartire.

Presidente, partiamo dal settimo posto: l’Aurora ha preso l’ultimo posto disponibile per i playoff e poi se l’è giocata fino al secondo turno. Che stagione è stata, guardandola oggi a mente fredda?
«È stata una stagione super soddisfacente. Siamo partiti ricostruendo tutto: eravamo concentrati soprattutto a ristrutturare un po’ la società e a ricreare entusiasmo. Avevamo determinati obiettivi, poi abbiamo chiuso arrivando ai playoff. Ma la cosa più bella è che abbiamo finito la stagione con un gruppo compatto, contento del percorso fatto .A mente fredda credo che questo sia l’obiettivo più grande raggiunto: essere riusciti a cambiare il clima intorno alla squadra».

La vittoria per 2-0 sul campo del Paderno è stata il punto più alto dell’annata? O c’è un altro momento che per lei racconta meglio il percorso della squadra?
«Sicuramente quella vittoria è stata uno dei punti più alti. È stato bello vedere il gruppo contento, compatto, tutti abbracciati davanti alla panchina. C’erano anche quelli che non potevano giocare, per infortuni o squalifiche, ma erano comunque presenti e partecipi in una trasferta non semplicissima. Per la squadra direi che quello è stato il momento più alto. Per me, personalmente, anche la prima giornata ha avuto un sapore particolare: c’era l’emozione dell’esordio e vincere subito è stata una bella emozione».

A Pieranica è arrivata una sconfitta di misura, 1-0, che ha chiuso il cammino playoff. È rimasto più rammarico per l’occasione mancata o più orgoglio per essere arrivati fin lì?
«Non è stato un rammarico. Anzi, prevale sicuramente l’orgoglio. Siamo arrivati lì al primo anno, lottando per prenderci l’ultimo posto playoff e superando anche i nostri limiti, soprattutto vincendo la prima partita. Mi ricordo bene quella giornata: a Pieranica eravamo in tantissimi a vedere la partita e, nonostante l’eliminazione, eravamo tutti contenti. Ero felice di aver fatto vivere all’Aurora, dopo tanti anni, una giornata di quel tipo».

Da presidente, al di là della classifica e dei risultati, qual è la cosa che le ha dato più soddisfazione in questa stagione?
«Vedere il cambiamento del gruppo. All’inizio ho fatto tanti colloqui con i giocatori e ho trovato tanti ragazzi demotivati. La sensazione intorno alla squadra era negativa, sembrava quasi che non ci fosse futuro. Chiudere la stagione con un mood completamente opposto, con un sentimento diverso, è la soddisfazione più grande che ci portiamo a casa, indipendentemente dai risultati sportivi».

Se l’obiettivo, prima o poi, è arrivare in Seconda Categoria, cosa manca ancora all’Aurora per fare davvero quel passo?
«Arrivare in Seconda è sicuramente un obiettivo, ma a me piace fare le cose fatte bene. Preferisco procedere un passo alla volta, fissando degli step di crescita senza fare il passo più lungo della gamba. Mi piacerebbe arrivarci nel giro di due o tre anni, ma deve essere un provarci, non un obbligo. E ci proveremo. Però vogliamo arrivarci strutturati meglio, perché abbiamo ancora tante cose su cui migliorare».

Il 2026 è l’anno del centenario. Per una società come l’Aurora Ombriano, cosa significa arrivare a cento anni di storia?
«È un onore e un onere essere il presidente che ha portato l’Aurora al centenario. Un onore perché parliamo di una squadra di livello oratoriale che arriva a cent’anni ed è la seconda società più vecchia del Cremasco. Un onere perché ha comportato anche il dover celebrare questa storia nel modo giusto. Abbiamo organizzato l’evento del 13 giugno, con la partita delle vecchie glorie, la maglia del centenario, il food, il drink, la musica. È stato un lavoro importante e devo ringraziare tutti quelli che ci hanno aiutato».

Il 13 giugno avete festeggiato con la partita delle “leggende” dell’Aurora. Che giornata è stata e che effetto le ha fatto rivedere insieme tanti volti della storia della società?
«È stata una giornata stupenda. Una delle emozioni più grandi è stata rivedere persone che magari non si incontravano da anni, vederle abbracciarsi e poi scendere in campo con un entusiasmo incredibile. C’erano 34 gradi, un caldo torrido. Avevo anche provato a spostare la partita più tardi, ma non c’è stato verso: loro erano carichissimi. Alle 15.30 erano già lì pronti, vestiti e in campo. Alla fine avranno giocato 50 o 60 persone. Per noi è stato bello vederlo da fuori e penso che per loro, dopo tanti anni, ricalcare quel campo sia stata una grande emozione. La giornata è andata benissimo, la gente si è divertita. Credo che siamo riusciti a regalare all’Aurora un evento che non c’era mai stato. Chissà, magari potrà diventare anche una festa di fine stagione da riproporre ogni anno».

Ombriano è un quartiere con un’identità forte. Quanto conta, per l’Aurora, tenere insieme passato, presente e futuro: ex giocatori, dirigenti, settore giovanile e prima squadra? E questo senso di appartenenza si sente anche nello spogliatoio?
«Chi vive Ombriano sa quanto sia forte l’identità del quartiere. La presenza di tutte quelle persone alla festa, anche sotto il sole, è il segnale di quanto l’Aurora sia legata a Ombriano. L’Aurora non è solo una squadra di calcio: è qualcosa che ha lasciato ricordi ed emozioni a tante persone. Durante la giornata del centenario abbiamo ricordato presidenti, dirigenti e calciatori passati da qui. In cento anni è normale che qualcuno purtroppo non ci sia più, ma è importante tenere vivo quel ricordo. Io stesso ho vissuto tutto il percorso, dai Pulcini alla prima squadra, e ho tanti ricordi legati al presidente di allora, agli allenatori, alle persone che hanno costruito questa società. Se siamo arrivati a cento anni non è certo solo per quello che ho fatto io nell’ultimo anno: prima di me ci sono state persone che hanno fatto molto, molto di più. Questo senso di appartenenza si vive anche nello spogliatoio. Ci sono ragazzi che vivono Ombriano e percepiscono questo legame. Servono anche loro per trasmetterlo ai più giovani o a chi arriva da fuori. Come società abbiamo cercato di coinvolgere di nuovo gli ex giocatori e tutti quelli che volevano dare una mano, anche in modi diversi».

Guardando alla prossima stagione, che Aurora dobbiamo aspettarci tra conferme, nuovi innesti e mercato?
«Abbiamo la fortuna di aver confermato tutta la squadra: tutti hanno voluto rimanere. Stiamo lavorando molto anche sullo staff e sull’organizzazione interna, perché la direzione è quella di crescere come struttura societaria. In più ci siamo affiliati al Crema, entrando nel Lab Formativo, che ci permetterà di avere un confronto continuo su metodologie di lavoro e allenamento. Questo ci aiuterà a migliorare soprattutto nella parte formativa e organizzativa. Per la prima squadra abbiamo già individuato cinque o sei nuovi innesti, in ruoli dove ritenevamo necessario intervenire, a volte dal punto di vista numerico e a volte qualitativo. L’interesse intorno alla squadra è grande: abbiamo dovuto anche dire di no ad altre persone, perché numericamente siamo già tanti. Attualmente la rosa è di circa 28 giocatori, quindi più che sufficiente per affrontare la prossima stagione».

In modo molto concreto: l’obiettivo dell’anno prossimo sarà confermare quanto fatto o alzare l’asticella?
«L’obiettivo è confermare quanto fatto, provando però a migliorare la posizione finale. Mi piacerebbe arrivare ai playoff in una posizione migliore, magari potendo giocare una partita in casa. Sarebbe bello far vivere ai nostri tifosi una gara playoff sentita sul nostro campo. L’anno scorso, prendendo l’ultimo posto disponibile, sapevamo che avremmo giocato sempre fuori casa e con l’obbligo di vincere. Giocare in casa, invece, ti dà anche due risultati su tre. Il percorso si è un po’ accelerato: noi pensavamo di arrivare ai playoff nel giro di due o tre anni, invece ci siamo arrivati subito. Va bene così. Ora ripartiamo dal blocco dell’anno scorso, perché se lo meritava, aggiungendo alcuni innesti mirati. Poi vedremo come andrà, ma l’idea è chiara: continuare a crescere».

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